Parco Sigurtà Giardino Botanico D'Europa - Valeggio sul Mincio
una Meraviglia unica al mondo

 

 Preistoria del Luogo

La vallata del Mincio, le colline, la dolce pianura su cui sorgono e si estendono le case di Valeggio, si formano in Era Quaternaria.
Le cinque cerchie concentriche collinari, prendono origine dal ghiacciaio Atesino o Retico, che scava la Valle dell’Adige, forma l’anfiteatro morenico del Garda e s’arresta ai margini della Padania.
Le ultime colline moreniche costituiscono l’alveo naturale del ceruleo Mincio che, uscendo a sud del lago di Garda, si inoltra per 194 chilometri.

E, proprio qui, assume l’aspetto di un irregolare nastro d’argento, attraversa il borgo medievale, il “Borghetto”, e prosegue schiumeggiando.
Il nome di Valeggio, deriva dal latino Vallis, poi trasformatosi in Vallidium, mentre poi,romanticamente, veniva fatto derivare da “Vallis deorum”, cioè la valle degli dei..
Le sue origini risalgono nientemeno che alla fine dell’Età del bronzo, tra il 1300 e il 1100 avanti Cristo.
In quell’epoca remota esisteva, a circa tre chilometri da Borghetto, una limitata porzione di terra affiorante dal Mincio, detta l’ “Isolone”, che un gran bastione di legno proteggeva dalla corrente del fiume. Sull’isolone sorgeva un agglomerato di palafitte e, fin d’allora, costituiva un importante centro etnico. Successivamente le fiamme lo incenerirono. Ricostruito, il fuoco lo distrusse per altre due volte e, alla fine, fu abbandonato.
Merita di ricordare che gli abitanti della Valle del Mincio usavano spesso il fuoco per il loro lavoro. Praticavano, infatti, una specie di fusione con la quale realizzavano: braccialetti, pendagli, spille e anche oggetti in bronzo come asce, coltelli, falcetti, pugnali e punte di frecce.
Inoltre modellavano ceramiche finemente cesellate e colorate e sapevano filare e tessere.
Oggi, purtroppo, l’Isolone non esiste più: le ruspe l’hanno spianato per eseguire i moderni lavori di canalizzazione del fiume.
L’età del ferro (900 – 800 a.C.) è testimoniata dalle sepolture rinvenute a Borghetto presso l’attuale cimitero, inoltre vi sono anche tracce della presenza degli etruschi (800 – 700 a.C.), i quali, in quel periodo, si espandevano in tutta la pianura Padana fondando anche Mantova.
La presenza dei Celti fra il I secolo a.C. ed il I sec. d.C. è stata confermata dalla scoperta della necropoli nel 1984-1985.
Dopo questi fugaci ricordi, passiamo all’Epoca romana (21aprile, 753 a.C.). Dagli scavi si sono rinvenuti, oltre a una fornace, molti oggetti: anfore di cotto, lucignoli funerari, monete del periodo della tarda Repubblica e dell’Impero. Questi reperti confermano che, sulle rive del Mincio, esisteva un borgo romano congiunto al villaggio palafitticolo dell’Isolone.
Verso il 60 a.C. Roma conquista Valeggio, che si trasforma gradualmente in un centro fiorente; ma, alla sua caduta, subisce la sorte delle brutali invasioni barbariche.
La leggenda narra che in una frazione di Valeggio, Salionze, il Papa San Leone I (452 d.C.) arresta la marcia del “flagello di Dio”, Attila re degli Unni.


La storia valeggiana – la faremo a grandi linee – prosegue con le vicende dell’alto e basso medioevo, quando vengono costruiti il Castello (1277) e il Ponte visconteo (1393). Il Castello è dato in uso, dal Comune di Valeggio, ad Alberto della Scala, successore di Mastino I, fondatore della Signoria scaligera.
Gli eredi di Alberto cambiano l’uso in possesso legittimo (1325) trasformandolo in una poderosa fortezza. Non solo per meglio difendere i possedimenti, ma anche per togliere ogni velleità offensiva ai Gonzaga di Mantova.
Dopo alcune vicende, la dinastia scaligera soggiace ai Visconti di Milano e Gian Galeazzo, divenuto il nuovo Signore del territorio veronese, conscio dell’importanza strategica di Borghetto fa costruire il Ponte Visconteo.
Dal 1397, per diciassette anni, rimane sotto la sua signoria e, poi, diviene dominio della Repubblica Veneta.
Nel 1436 le forze alleate dell’Imperatore di Germania, il Papa, il Re di Francia e di Spagna, sconfiggono la Serenissima.
Seguono anni turbolenti, ma nel 1512 ritorna il governo veneto e Valeggio gode di un lungo periodo di quiete.
Nel 1595 i Valeggiani chiedono e ottengono che il Castello e il Ponte passino di proprietà al Comune.
In seguito, tra Comune e privati insorgono frequenti litigi soprattutto per i confini delle reciproche proprietà; tuttavia nel febbraio del 1747, interviene definitivamente il governo della Serenissima e stabilisce che il Comune è il solo proprietario dei beni.
Purtroppo, essi per lungo tempo furono lasciati all’incuria e nonostante alcuni interventi di restauro, li troviamo tuttora in rovina.
Nel 1859, dopo la battaglia di Solferino e San Martino, il Mincio divenne linea di confine con l’Austria: a metà del ponte in legno esisteva una edicola dedicata a S. Giovanni Nepomuceno ed è probabile l’esistenza di una barra di confine dipinta da una parte con l’aquila asburgica e dall’altra con lo stemma del Regno di Sardegna.



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